venerdì, 02 marzo 2007
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categoria:foto, cazzeggio, cose poco serie, pensieri di un cane
giovedì, 04 gennaio 2007

   

Dovrei studiare, ma.... zzz!

postato da: carlino alle ore 11:41 | Permalink | commenti (25)
categoria:altro, foto, giulio dice
sabato, 30 dicembre 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... E adesso mi preparo per il capodanno ...

postato da: carlino alle ore 11:19 | Permalink | commenti (11)
categoria:
giovedì, 07 dicembre 2006

 

           mi preparo al natale....

postato da: carlino alle ore 17:38 | Permalink | commenti (16)
categoria:
giovedì, 23 novembre 2006

Sto cercando un manuale... "Umani: istruzioni per l'uso". Già perchè in questo periodo voi umani avete, sicuamente, qualche rotella fuori posto. Volete una prova? Vi accontento subito...

A scuola, ad esmpio, ormai si può entrare solo sotto scorta. Baby gang ti rubano il cellulare, droghe ovunque. Se poi in classe c'è un down che non può difendersi, la scena del pestaggio viene da urlo,  finisce su Google e diventa una hit. Oppure, perchè non parlare di una professoressa sorpresa nuda con i suoi allievi a pantaloni abbassati, e si scusa dicendo che in fondo stava soltanto spiegando seni e coseni (a bambini delle elementari). E se alcuni bimbi sono vivaci, che si fa? Semplice! Si legano con lo scotch...

"La gente è la solita, non cambia scena,
la stessa che ho lasciato tanto tempo fa.
Hanno fame di soldi, hanno fame d'amore
e corrono a cento all'ora.
I loro figli non somigliano a niente..."

Ps: scusate se non aggiorno spesso il blog, ma sono sull'Isola Dei Rognosi, un posto senza luce nè Splinder...

venerdì, 03 novembre 2006

La portavoce di Forza Italia Elisabetta Gardini ha criticato pesantemente Vladimir Luxuria all’uscita della toilette di Montecitorio “Sei un uomo non puoi usare il bagno delle donne!” Più tardi la Gardini ha dichiarato “Non finisce qui”. Lei infatti chiederà alla Consob, ovvero alla Commissione Nazionale Sorveglianza Bagni di intervenire con celerità e severità in merito alla questione.

postato da: carlino alle ore 08:55 | Permalink | commenti (16)
categoria:altro, cose poco serie, anche questo è successo
domenica, 29 ottobre 2006

Capire gli umani, secondo me, è la cosa più difficile al mondo. Io non ci riesco. Sono sempre stufi e insoddisfatti, infelici con i figli e disperati senza, stufi del lavoro e impazziscono quando lo perdono... Adesso stanno impazzendo per una scatolina! Lo chiamano fenomeno iPod. Quando esco per far pipì,  per la strada,  vedo mooltaa gente che armeggia con quel coso. Ultimamente ho scoperto che quel coso è un lettore emmepitre  e che serve a contenere canzoni, immagini, film e perchè no...anche un carlino!! Wow!  "Ai tiempi  miei" non esistevano tutte queste scatolette, apple e cazzate varie. Io i dischi in vinile li ascolto ancora sul giradischi e mi sposto con il mio carretto siciliano. Adesso vado, devo andare a cambiare una gomma al mio carretto, pardon, ruota. Non c'è più niente da fare, anch' io sono stato contaggiato dall'invasione umana.

martedì, 17 ottobre 2006

http://www.rachelmonday.com/Giulio vi racconta una storia che ha trovato alcuni giorni fa gironzolando in internet....

Ad un certo punto della vita, ad un certo punto dei conti in banca, in qualche ricco scatta inevitabile la domanda di sempre: mi vogliono tutti così bene per quello che sono o per quello che ho? Novantanove su cento preferiscono non sapere, godendosi tranquillamente lo straripante consenso che suscitano presso l'umanità. Ma ogni tanto qualcuno non resiste alla curiosità, e come un astuto giocatore di poker decide di andare al «vedo». Ecco: per chi eventualmente fosse ansioso di conoscere la risposta all'eterno dilemma, un magnate russo (figura emergente della storia contemporanea: ormai il mondo pullula di magnati russi) è in grado di fornire un'attendibile risposta. È andato al «vedo», ne ha viste di tutti i colori.
 È uno di questi anonimi riccastri che ad un certo punto decide di fare chiarezza sul suo prestigio e sulla sua popolarità, ricorrendo al più infantile ed elementare dei trucchi: guardare dal buco della serratura il proprio funerale. Finto. Proviamo a morire, si dice eccitato, e vediamo l'effetto che fa.
Con l'aria che tira nella Russia d'oggi, organizzare un decesso, vero o finto, è l'ultimo dei problemi. Se ne organizzano ogni giorno a ritmo sostenuto, per la verità più veri che finti. Al nostro miliardario capita di cadere sotto le pistolettate di uno spietato sicario, ovviamente interpretato da un attore. Per la cronaca, la vittima del vile agguato non muore del tutto: diciamo al novantotto per cento. In un clamore di sirene, viene così trasportato al pronto soccorso, naturalmente «noleggiato» per l'occasione. Qui, entrano in scena medici compiacenti (i magnati russi si comprano Schevchenko dalla sera alla mattina, figuriamoci se hanno problemi a noleggiare qualche medico del pronto soccorso). Con l'aria costernata e contrita, l'équipe convoca la moglie del magnate - trattandosi della moglie di un magnate russo, inevitabilmente bellissima - e con parole adeguate l'avverte di prepararsi a diventare vedova. Suo marito è in coma irreversibile, spiegano: decida lei se vuole staccare la spina.
È a questo punto che il curiosissimo miliardario ottiene la prima risposta cercata: senza nemmeno piangere tantissimo, in pochi minuti la sua signora prende la tremenda decisione, non proprio quella sperata da lui. Avanti, stacchiamo. E non è finita qui. Nel giro di mezz'ora, la povera salma si trova al capezzale il migliore amico, nonché socio in affari: dal trasporto con cui il tizio manifesta cordoglio alla vedova, il finto defunto non può esimersi dal capire che i due sono chiaramente amanti, alla faccia sua e del suo incalcolabile patrimonio. Scena tristissima. Da come sta messa la situazione, da come s'è scavato la fossa, il magnate non può nemmeno aggrapparsi alla fatidica frase degli uomini smarriti davanti a certe notizie indigeste, quella che lui stesso avrebbe detto prima del decesso di fronte a qualche chiacchiera sulla fedeltà di sua moglie: non ci credo neanche morto.
Poi si sa com'è la vita quando deve rivelare i suoi segreti: non bada a spese, non risparmia sulle brutte notizie. Mentre all'ospedale vanno in frantumi un matrimonio e una società per azioni, in azienda c'è il resto. Anche il fidatissimo segretario personale partecipa al lutto, vuotando la cassaforte in un amen. Quanto ai quadri dirigenziali, avviano subito trattative con la concorrenza per passare pure loro a miglior vita.
Due giorni. Bastano due giorni per avere tutte le risposte necessarie. Parlandone da vivo, l'amatissimo magnate è praticamente circondato da un branco di avidissime iene. Anche in questo caso, confermata la regola: uno non fa neppure in tempo a morire, che già si spartiscono la memoria. Quando aleggiano certe fortune, dietro le lacrime non si nasconde il dolore per un vuoto incolmabile, ma la commozione per una felicità improvvisa. Non sempre: solo molto spesso.
Da qui un'altra eterna domanda, anch'essa sempre incombente sui destini dell'uomo: meglio conoscere la verità, oppure meglio andare avanti nella grande recita dell'esistenza, almeno finché dura, almeno finché gratifica? Vai a sapere. C'è tutto il partito dell'occhio non vede e cuore non duole, con le sue buone ragioni. Ma il magnate moscovita, tanto amato quanto morto, non è di questa corrente: per amara che sia, confessa convinto, preferisce comunque la verità. Non è pentito, rifarebbe tutto. Rimetterebbe in piedi la plateale e rovinosa rappresentazione del suo trapasso, andrebbe sereno incontro alle brutte notizie, pur di togliere il velo alle subdole ipocrisie che allietavano la sua esistenza. Bravo, ma lento. Quanta vanità, quanta presunzione gli facevano pensare d'essere un amatissimo padreterno? Con una dose minima di sapienza, sarebbe riuscito persino ad evitare le ingenti spese del finto funerale. Per avere certe risposte non è necessario affacciarsi ad occhi chiusi sulla morte: basta affacciarsi ad occhi aperti sulla vita...

Questo è quello che dice l'articolo. Povero magnate russo. Storia tristissima, mi fa capire quanta iprocrisia ci sia intorno a noi. Quasi quasi, metto in scena il mio funerale, così vediamo se riesco ad azzecare quali sono gli esseri umani e le bestie che mi vogliono bene. Solo che io non sono un magnate russo, al Brico mi pagano poco, anzi, questo mese non mi hanno pagato... Credo che metterò in scena il mio funerale il mese prossimo, se mi pagano... Mister Fiilguud, tu metti una buona parola per il mio stipendio!

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categoria:storie, cazzeggio, attualità, gaffe, cose poco serie, giulio dice
giovedì, 12 ottobre 2006

Si lo so, lo so che vi ho trascurato ultimamente e vi chiedo perdono. Ho avuto molto da fare, il lavoro al brico mi prende sempre di più e mai un giorno di riposo.

Sing!

Oggi per voi in esclusiva scriverò di cinema (io odio il cinema, mi addormento aspettando che inizi il film) dandovi qualche notizia sull’ultimo di Brian De PalmaThe Black Dalia”. La storia racconta del più orrendo (così scrivono) omicidio mai avvenuto a Hollywood, vittima è Elizabeth Short, attrice 22enne meglio nota come Dalia nera.
La sceneggiatura del film è tratta dall'omonimo romanzo di James Ellroy, che ho letto e di cui vi ripropongo un brano:
 
“Mammina, guarda!” La bimba indicò un grosso manichino spezzato in mezzo all’erba di un campo deserto, a poca distanza da lei. Uno scherzo di cattivo gusto, forse… Erano le sette e mezzo del 15 gennaio 1947, una radiosa mattinata sudcaliforniana… In realtà i pezzi disposti in bella mostra come merce di un venditore da marciapiede, erano le due metà del corpo di una giovane donna nuda. Il cadavere era stato tranciato di netto all’altezza della vita. Il petto era tagliuzzato e ricoperto da bruciature di sigarette. Della bocca, recisa agli angoli, non restava che una smorfia raccapricciante. La testa della vittima era quasi irriconoscibile, tanti colpi aveva ricevuto. Ma la cosa più spaventevole erano le mutilazioni al corpo, specialmente la profonda sconcertante incisione triangolare sulla coscia, dove c’era una rosa tatuata. Durante l’autopsia si scoprì il pezzo mancante: ben nascosto dentro il cadavere. I segni della corda sui polsi sottili e sulle caviglie mostravano che la vittima era stata legata e sottoposta a tortura per parecchi giorni….
La zona si riempì subito di curiosi, poliziotti…Il caso della Dalia Nera era aperto….La vittima fu identificata: Elizabeth Short 22 anni un metro e 65. indossava sempre pantaloni neri e pullover nero.
Ma chi era veramente Dalia? Il soprannome le derivava dai luminosi capelli neri e dall’abitudine di vestirsi sempre di nero. Ma il so cadavere aveva i capelli rossi. Le erano stati tinti con l’henné dall’assassino, lavati e acconciati con cura.: un omicidio a luci rosse. Il cadavere era stato ripulito interamente di tutto il sangue e lustrato a dovere. Il carnefice voleva suscitare un’impressione indelebile…
Non vi dico altro non voglio rovinarvi la fine. Non so voi, ma io odio quando mi si racconta come vannoa finire film, libri e telefilm.
E ora scappo al lavoro.
Bau

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categoria:libri, altro, film, foto, cazzeggio, noir
martedì, 03 ottobre 2006
Ieri ho sentito in radio la celebre canzone di Francesco DeGregori “Buonanotte Fiorellino”
( celebre sì, ma io non l’avevo mai sentita tutta ;P ) ma non conoscevo mica tutta la storia che sta dietro questa canzone.
Leggenda vuole che il cantante l’abbia scritta per sua moglie che doveva raggiungerlo in aereo ma morì nello schianto di Punta Raisi (o Ustica secondo altri) . E a risentirla ecco spiegato il perché di frasi come “biglietto scaduto”, “l’anello resterà sulla spiaggia”… eppure a me non sembrava una canzone di dolore ma una bella canzone d’amore.
Molti dicono però che la storia è una gran balla che gira per vendere ed è notoriamente falsa..Mah!!!
Nella foto di oggi un bel regalo per il cugino Boss…. Mi spiace, carline nere non ce n' erano, ho trovato questa, se voi te la presento… ma non sbirciarle subito sotto la gonna. P.S. Adora DeGregori
postato da: carlino alle ore 10:53 | Permalink | commenti (19)
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